Di fame e povertà

Mi ero abituato a quanto puzzassi.
Di lurido, di vecchio, di non lavato. Le mani coperte dai guanti a mezzodito logori, emanavano il solito tanfo di nicotina e piscio.
La barba lunga e sciatta, che scorciavo giusto in punta con lame occasionali o vetri, mi contornava il volto da quarantenne fallito.
Ma avevo solo 22 anni dannazione. Mi erano bastati solo 22 fot***i anni per ridurmi a quello stato? Dove avevo sbagliato?

Non un lavoro, nulla di cui poter vivere. Mi ero prosciugati i pochi soldi sul conto bancario di mamma e papà per pagare i debiti, senza nemmeno finire di pagare il debito di 25 anni sulla casa.
Ero sull'astrico, figlio unico, con i genitori morti in uno stupido incidente d'auto perché un animale a bordo del suo Mercedes aveva voglia di fare il figo, di sentirsi re e padrone.
Padrone di quella strana presa in controsenso a 120 kilometri orari.

"Avrai pure avuto un amico" mi vorreste chiedere.
Ma no. Gli amici sono quelli che ti stanno accanto soprattutto quando stai male.
Ma nulla... nessuno di loro che mi ha voluto e potuto ospitare a lungo.
C'è perfino chi voleva pagassi l'affitto, ci credereste?
L'affitto da un disoccupato.

Con un diploma preso al classico, con solo un diploma, oggi ti ci può tranquillamente pulire il c**o.
Perfino in cantiere non mi volevano... Troppo gracile, troppo dispendioso da mantenere.
Meglio tenere gli irregolari, i rumeni, i marocchini, tutti a nero.
Quanto li ho odiati... Quanto sono stato razzista, non mi vergogno a dirlo.
A calci nel loro paese. Ad ognuno la propria terra.

Ma poi vidi come vivevano un giorno, quando uno di loro m'invito a stare a casa sua nonostante l'avessi insultato. Il freddo e la fame mi aveva fatto dimenticare il razzismo. La povertà ed il bisogno fa sembrare il "diverso" che disprezzavo un qualcosa di superiore a me.
La sua casa... Un monolocale con un letto matrimoniale in cui dormiva lui con moglie e tre bimbe, di cui due gemelline di due anni.
Niente riscaldamento, corrente in maniera discontinua, nessuna finestra e un bagno che definirlo tale non è possibile.
Epure era tenuto pulito dalla moglie e dalle bimbe che pure piccole già sapevano sistemare le proprie cose e non sporcare.
Bevvi il suo liquore guardandolo negli occhi, chiedendogli scusa.
non meritavo l'ospitalità.
Lui stava peggio di me.
Ovvio accettasse una paga inferiore, nessuna garanzia, pur di sfamare la propria famiglia e non delinquere.
Come pure so che anche molti italiani vivono in povertà anche peggiori.
Nonostante avesse insistito sul farmi restare, io andai via. non potevo essere ancora da peso a nessuno.

E vivere per strada d'elemosina e accattonaggio fu il massimo a cui potei aspirare, arrivato ormai al punto di credere di essermi meritato tutto e che un Dio, se esiste, davvero mi odiava.
Dormire in stazione con cartoni, a novembre. Vedere barboni che muoiono di freddo, altri che vanno a morire nelle campagne, altri che spariscono.
Ma la cosa peggiore è vedere quando un barbone viene picchiato. E non conta se sei un barbone straniero o italiano, ti picchiano lo stesso, ti maciullano di botte, ti sputano e ti danno perfino fuoco.
Non ho retto più a tutto quello è decisi che il treno delle 21.36 sarebbe stato l'ultimo che avrei preso...


*Storia vera? Inventata? Biografia di qualcuno?*
*No, biografia di molti.*
Inserito da TheOldManSays il 03-07-2009 01:31:03